Ghiaccio

Dal mare di Malta al ghiaccio del Monte Bianco

Una vacanza di mare e arrampicata nella calda terra di Malta mi da l'occasione di scoprire le numerose falesie dell'entroterra e gli entusiasmanti itinerari sportivi/trad tracciati sulle bianche scogliere che si affacciano sul blu intenso del Mediterraneo.

Da questo piccolo lembo di terra in poche ore di volo si raggiunge verso nord la vicina Sicilia, a sud e ovest le coste dell'Africa con Libia e Tunisia mentre puntando a est la direzione è verso la Grecia e la più lontana Turchia. Dopo la vacanza scelgo di continuare la mia permanenza a Malta per un corso di Inglese avendo l'opportunità di effettuare una giornata di lavoro con un club Maltese che organizza attività outdoor e, facendo arrampicare un gruppo di turisti conosco il trentottenne Kurt Caligari, residente in una cittadina maltese sorta intorno al piccolo porto di Marsaskala Bay da cui prende il nome: Marsaskala.

Il nuovo amico, da agosto (periodo in cui ho deciso di sfruttare i vari Social network) mi segue nei miei post su Facebook, nelle pubblicazioni sul blog del giovane sito internet e, a distanza di un anno abbondante mi contatta per venire a passare una breve vacanza di "ghiaccio" in Italia, dove è già stato altre volte per motivi vari: lavoro, vacanza con famiglia e arrampicata. (Kurt) "Da un po` di anni a questa parte le mie vacanze con o senza famiglia sono sempre ai piedi di qualche massiccio; Bianco, Rosa, Dolomiti, Oberland Bernese, Kaiser Wilder, Ben Nevis, San Vito..... O si arrampica o si unisce l’arrampicata a qualunque altro evento......"  

Le mie proposte seguono i capricci di questo strano inverno; inizialmente gli propongo delle classiche cascate in Alto Adige a cui seguiranno un paio di salite nella zona del Sassolungo, o in alternative "riscaldamento" in Dolomiti di Brenta per poi spostarsi per ripetere alcuni itinerari aperti la scorsa stagione in una zona alla quale sono affezionato: la malga Brenta alta. Poi la neve comincia a cadere copiosa, copre completamente le cascate meno ripide di bassa valle e rende pericolosi e improponibili gli avvicinamenti più in alto, le temperature invernali sono decisamente sopra la media e in alcune valli normalmente ricche di flussi immobilizzati dal gelo, le cascate si sciolgono quasi completamente.

Penso allora di spostarmi in valle d'Aosta e per la precisione a Cogne, dove le nevicate sono state numerose ma con precipitazioni minori, le condizioni del ghiaccio sono abbastanza buone e in questo inverno la zona è diventata meta di moltissimi ice climbers italiani e stranieri, resta comunque da valutare il pericolo di valanga per le numerose cascate che si formano alla base di lunghi canali o ripidi pendii. L'idea sarebbe di salire un paio di cascate per fare riprendere confidenza con il ghiaccio a Kurt, spostandosi poi a Courmayeur nella zona dei satelliti vicino al rifugio Torino per arrampicare sulle goulotte in quota. (Kurt) "Le ultime due settimane sono un martirio. Leggendo i blog di Robi tutti gli obiettivi prefissati sembrano svanire, anzi scogliersi. Non si va piu in Dolomiti di Brenta, non si va a Cogne, le candele di ghiaccio si fratturano, e le vie spariscono a vista d'occhio! Robi mi dice che a Brescia si arrampica a dorso nudo. Il giorno prima di partire, al Rifugio Torino il tempo è uno schifo."

Il giorno di arrivo di Kurt è il 18 marzo, ma l'inverno, se così quest’anno lo possiamo chiamare, decide in anticipo di lasciar posto alla primavera e le cascate di fondovalle dopo l'esposizione solare diventano presto bianche fratturandosi in modo preoccupante: ennesimo cambio di programma, partiremo subito alla volta del Monte Bianco, quindi dalle sue testuali parole: "sembra che mi getterai nella mischia immediatamente, senza riscaldamento, anzi senza provino, speriamo di essere all'altezza... dopo mesi di aspettativa adesso comincio ad avere un pò di ansia..."

Kurt a Malta ha curato l'allenamento specifico a secco, (Kurt)  "in verità ho sudato, e tanto!  Non era mai a secco".  Oltre ad arrampicare su roccia pratica diverse discipline sportive, tra cui mountain bike e recentemente ha cominciato a fare delle gare di corsa a piedi; quindi a livello fisico sicuramente non avrà problemi e la sua intenzione sarebbe di arrampicare anche da primo su alcuni tiri, il mio compito sarà quindi di capire velocemente su quale terreno e difficoltà si potrà muovere autonomamente e in sicurezza.

(Kurt) "Ci fermiamo per la notte a Courmayeur. A colazione la cortese proprietaria del hotel dove sostiamo, dove la clientela predominante è da scarponi di plastica, ci informa casualmente che "Bonatti" ai suoi tempi ha alloggiato in questo stesso albergo. Che cosa, che cosa?!!  Ma non una foto, non un ritratto del giovane Bonatti di fronte al Albergo, o magari una seduto a questo stesso tavolo dove  il sottoscritto spalma nutella sul pane. Sarebbe bello vedere la sua firma sul registro degli ospiti che ingigantita e appesa a fianco di foto di azione di uno dei miei alpinisti preferiti tappezza i muri del locale. Ma niente, neanche l'ambita e luccicante spilla da guida di Robi le dice niente". Saliamo con la funivia da Courmayeur al rifugio Torino (Kurt) "forte la funivia che porta direttamente al Rifugio!", lasciamo le cose in eccesso e ci dirigiamo verso il  Cirque Maudit, nel cielo blu cobalto non una nuvola, sul ghiacciaio ci leghiamo e per la prima volta Kurt calza le ciaspole con le normali difficoltà che avrebbe chiunque lo faccia per la prima volta....

(Kurt) "Non ero mai stato al Rifugio Torino.  Da Courmayeur ad un paradiso in terra in 15 minuti. Salendo al rifugio l’antipasto:dai vetri dell'affollata cabina l'integrale di Peuterey si mostra maestosa in quasi tutto il suo sviluppo. Usciamo dal rifugio e dopo il col Flambeaux  il Cirque Maudit si spalanca davanti a noi:da stropicciarsi gli occhi, e nonostante sia affezionato a Chamonix mi ricredo sulla bellezza anche di questo versante. Poi la giornata è bellissima, in cielo è sereno, un pò di vento ci ricorda che non è ancora estate, la neve fresca che luccica alla luce del sole tiepido.....da non crederci Tutta quest’ estasi celestiale si interrompe d’un tratto quando calzo per la prima volta in vita mia le maledette CIASPOLE ! Nell'indossarle in un istante mi trasformo in un papero maldestro calpestando tutto cio che mi è vicino: corda, bastoncini, me stesso; la neve fresca non aiuta, sprofondo e mi tiro neve addosso. Il terreno diventa il mio più acerrimo nemico, quando dobbiamo muoverci attraverso un pendio in diagonale tutto e tutti hanno un’ unico obiettivo: spezzarmi le caviglie! "

Veniamo accompagnati da vento moderato ma con qualche raffica fino alla base della goulotte Laratoune a destra del Grand Capucin. (Kurt)  "Finalmente ci leviamo questi strumenti di tortura!!" Si inizia con un pendio nevoso a 45°/55°, partiamo in conserva e quando il terreno si fà più ripido appronto una sosta con un vecchio chiodo trovato in parete, affiancandolo però da un buon friend. Ed ora il debutto del mio amico maltese, il pendio sale su neve costeggiando la parete Ovest del Capucin, nessuna possibilità di utilizzare viti da ghiaccio, ma ci si protegge con friends; due strattoni alla corda significa che è in sosta e altri due che posso partire, siamo già ben affiatati e raggiuntolo passo al successivo tiro che si insinua in un camino. L'arrampicata non è difficile ma delicata (Kurt) "per Robi...", incastri di picozze in esili fessurine (Kurt) "qualche scintilla vola dalle picozze", e ramponi in aderenza portano a una sezione verticale, le protezioni sono su roccia, e dopo avere sgomberato il camino intasato dalla neve, con qualche passaggio atletico arrivo a fine corda fermandomi su un chiodo appena piantato e accoppiato a un friend. Faremo ancora un paio di tiri su bella neve dura per poi decidere di scendere nel canale nevoso, dove preferisco fare calate in corda doppia per non mettere in difficoltà il mio compagno, sistemando alcuni ancoraggi (Kurt) "mettendo un cordino in un chiodo un po` vecchiotto e calandosi da quell'unico punto d’ancoraggio" e ritorniamo agli zaini alla base della parete; una cordata è ancora alta in parete e probabilmente bivaccherà fuori! (Kurt) "mentre penso che da lassù si gusteranno un bel tramonto, i Dru affiancati in successione da Verte; Droites; Courte e DolentI prendono fuoco e tutto lo scenario si tinge di rosso: solo questi luoghi offrono uno spettacolo tale."

Kurt mi sembra soddisfatto, non abbiamo finito la goulotte, ma a mio avviso è stata una giornata positiva e in preparazione a quella di domani che sarà più impegnativa.

La mattina colazione alle 5,00, l'intenzione è di salire la Gabarrou/Albinoni al Tacul. (Kurt) "Ancora ciaspole!" Almeno 5 cordate alle 6,30 sono già all'attacco e altrettante stanno arrivando dall'Aiguille du Midi. Non mi piace avere gente sopra la testa, la settimana scorsa proprio su questa via, Michela con il suo compagno hanno rischiato grosso: lei si è presa un blocco roccioso sulla spalla, quindi cambiamo immediatamente l'itinerario e ci dirigiamo verso "Valeria" al Petit Capucin. Saliamo veloci nella zona esposta ai seracchi e mentre al riparo prepariamo l'attrezzatura, una discreta scarica di ghiaccio parte in direzione di due spagnoli che stanno salendo sulle nostre tracce, fortunatamente senza conseguenze ma che ci ricorda che qui nulla deve essere lasciato al caso.

La terminale non è molto aperta , ma un muro di neve verticale e inconsistente la rende insuperabile, eppure delle tracce evidenti testimoniano parecchi passaggi... Provo diverse volte ma niente, non riesco a capacitarmi di come siano riusciti a passare e Kurt quasi contemporaneamente mi dice "la nostra salita è finita ancora prima di iniziare... ". Azz… che non sia mai detto, riprovo ma niente! Le lame delle piccozze continuano a tagliare la neve, mi sposto in cerca di un passaggio che finalmente trovo all'estrema destra della terminale, arrampico inizialmente tra neve dura e roccia, poi traverso a sx sotto una cornice che mi sovrasta forzandola nel punto di minor resistenza: metto la vite più lunga che ho nella neve dura (Kurt) "poi rimossa senza svitare...." la bocca della terminale è li pronta ad accogliermi; di nuovo la neve inconsistente non mi facilita il passaggio, ma ormai non si torna più indietro e di prepotenza mi guadagno l’accesso alla parte superiore. Mi fermo solo a fine corda dove la goulotte si divide in due, a dx sale un bel tiro di "Chippendale"; noi continuiamo a sx alternando neve, ghiaccio e misto fino agli ultimi due tiri che sono praticamente su roccia. (Kurt) "La scalata è bella e varia." 

Le calate sono un lusso, due fix con maglia rapida scintillano sempre nuovi uno affianco all'altro e rapidamente con l'ultima doppia siamo al muro della terminale teatro del mio infruttuoso tentativo, ed ecco svelato "l'arcano mistero": le evidenti tracce di salita non erano altro che quelle delle calate in discesa! 

Al rifugio Torino l'ospitalità dei nuovi gestori è ottima come il cibo, ceniamo abbondantemente a base di crepes alla valdostana, spezzatino e verdure alla nepalese in compagnia degli operai addetti alla costruzione della nuova funivia. (Kurt"Rifugio da urlo oso dire; un buon bar, cibo stupendo, zona relax con tv e digitale, camere da letto e non soltanto dormitorio, piumoni sotto i quali si dorme in mutande anche al circolo polare artico". Facciamo i piani per il giorno successivo. Potremmo scendere per fare una rilassante via di roccia ad Arnad o rimanere ancora in quota a faticare: ma siamo saliti qui appositamente e non ci facciamo tentare dalle comodità. L'ultima funivia scende alle 16,30 e la sera di domani vorremmo dormire a casa, optiamo per qualcosa di breve e l’indomani ci dirigiamo verso il Cirque Maudit arrivando in due ore alla base del serracco Ghiglione, per poi salire al Col du Trident, dove una volta sorgeva lo storico bivacco Ghiglione, porta di accesso al severo e impegnativo versante della Brenva. L'itinerario è breve ma il ghiaccio scuro e liscio è molto duro, nel terzo tiro sotto gli scarponi a volte si aprono alcuni preoccupanti buchi celati dalla poca neve rimasta; con quattro lunghezze non velocissime arriviamo al colle,.

Il panorama toglie il fiato, ti opprime facendoti sentire piccolissimo e trasmettendoti la sua forza selvaggia, allo stesso tempo però affascina; siamo sovrastati dall'Aiguille Blanche de Peuterey, dal Grand Pilier d'Angle, da sua maestà il Monte Bianco, dal Col della Brenva e dal Mont Maudit (Kurt) "quanti racconti letti su questi posti incantati e dannati"; le cornici orlano in equilibrio precario tutte le uscite degli itinerari, l'imponente seracco de la Poire incombe minaccioso sul ghiacciaio della Brenva, tutto è immobile ma sotto il Col Moore il plateau è disseminato da blocchi di ghiaccio, testimonianza che la forza di gravità in alta montagna è una costante e chiunque attraversi queste zone deve prendere in considerazione anche la peggiore delle ipotesi....

Nel fare capolino al colle improvvisamente siamo sferzati da forti raffiche di vento, cerchiamo un pò di riparo per mangiare e bere qualcosa, poi seguendo una Guida inglese con due clienti con un paio di corde doppie su Abalakov scendiamo alla base. (Kurt) "Già le Abalakov....in voce Fantozziana: dicesi Abalakov tipologia di sosta su ghiacco fatta da esile cordino da 5mm passato in due fori nel ghiacco e utilizzato per soste, calate o protezione... Diciamo che per uno che viene dal mare, nonostante conosca bene le manovre di montagna, la prima volta non mi sono fidato molto ad assicurarmi insieme a Robi a quel cordino..."

Ripartiamo con le ciaspole ai piedi quando sono ormai le 15,10 dicendoci che ormai la funivia delle 16,30 è persa e non vale la pena correre.... (Kurt) "Dai, almeno l’ultima maledetta ciaspolata c’e la prenderemo con comodo..... …Parto a razzo in discesa. (Kurt) La corda che ci unisce schizza dalla neve e va in tensione. Ma questo non aveva detto che c’e la prendevamo comoda?!!  M’anvedi che ci prova mi chiedo. Stò al gioco e accelero anche io,il sogno di una doccia calda dopo tre giorni potrebbe dopo tutto avverarsi!"

Cerco di tenermi a destra più in alto possibile per non perdere quota, superiamo di slancio la tour Ronde ma arrivati sotto l'aiguille de Toule comincia la salita. Per un attimo le gambe mollano perdendo lo spunto ma poi, l'acclimatamento di tre giorni fa la sua parte, (Kurt) "è vero", tengo un buon passo, (Kurt) "anch’io", arriviamo veloci al Col Flambeaux, il passo veloce diventa corsa e la corsa uno sprint da cento metrista, i polmoni funzionano a pieno regime, il cuore fa il suo dovere e li asseconda, Kurt mi segue a ruota, ormai è un tutt'uno con le ciaspole, (Kurt) "mi sento uno staffettista di sci di fondo, anzi ciaspole di fondo in una gara allo sprint finale", ci incitiamo a vicenda e lui da dietro esclama "alé alé! Forza Italia!," arrivando a spron battuto al rifugio Torino alle 16,05 !!! (Kurt) Mitico”Bisteccone !"

Siamo stati tre giorni in quota, Kurt ha superato brillantemente il "provino", le giornate sono state un crescendo di sensazioni, emozioni e scalate: l'ultimo saluto prima della partenza dalla stazione di Brescia è stato "arrivederci"!

Arrivederci a presto amico mio !

Download allegati: 

Relazione Laratoune.pdf

Relazione Valeria.pdf

Relazione col du Trident.pdf

Professione Malta Bianco

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