Ghiaccio

Sassolungo via Extension

 Sassolungo parete est pilastro Paolina parziale nuova via "The extension"

L'apertura di questa via nasce quasi per caso, dall'idea iniziale di andare con Claudio Migliorini a ripetere "La lagrima" al Sassolungo, via di "intenso carattere" aperta lo scorso inverno da Adam Holzcnech e Hubert Moroder.

Le nostre intenzioni naufragano per scarsità di ghiaccio e dopo una verifica attenta della maestosa parete del Sassolungo, ci dirigiamo senza nessuna informazione verso quella che sembra una colata interessante. Con nostro disappunto troviamo due giovani ragazzi di Ortisei che sono in procinto di attaccare la goulotte. Scambiando quattro chiacchiere con Martin Dejori, dimostrandosi molto disponibile, ci dice che la parte inferiore viene salita abbastanza regolarmente, mentre in alto crede non sia mai salito nessuno. Vogliamo pero' andare a vedere un'altra linea nuova salita lo scorso anno, ma anche su questa il ghiaccio è quasi nullo e alla fine la giornata se ne va percorrendo avanti e indietro tutta la parete fantasticando sulle varie linee possibili.

Il giorno dopo, in una giornata bellissima, andiamo alla torre Innerkofler per ripetere l'Apparizione; nessuna nuvola, niente vento e un tepore che ha quasi del primaverile. Poi rieccoci all'attacco della goulotte, il tempo è decisamente cambiato, forte vento da ovest inesorabile ci soffia la neve in faccia. La progressione è decisamente lenta, arrampichiamo indossando sempre la maschera, a volte è talmente tanta la neve che il vento ci spinge addosso da non vedere neanche dove si piantano le picozze, continuiamo ad arrampicare quasi alla ceca!!!

Arriviamo comunque all'anfiteatro, io faccio un corto tiro arrivando a una sosta abbastanza precaria, cerco di rinforzarla con un altro chiodo ma senza ottimi risultati... Claudio attacca il tiro scegliendo di salire su roccia a sx della colata, il terreno non è facile e ci si protegge con difficolta', un cordino su un piccolo spuntone è la prima protezione; durerà poco.... alzandosi la corda lo fa muovere ed eccolo che scivola contro il mio secchiello, lui guadagna lentamente altri metri, di nuovo uno spuntone e poco dopo la stessa scena, un altro cordino che arriva da me...

Sono un po' preoccupato, le difficoltà non diminuiscono, la neve spinta con violenza dal vento continua a martoriarci il viso e non semplifica la progressione, la sosta precaria non è una garanzia di tenuta per un'eventuale caduta senza una protezione intermedia, non voglio disturbare Claudio concentrato sul tiro che comunque resta imperturbabile nonostante gli eventi, il tempo passa e i metri guadagnati sono pochi, finalmente la corda passa nel moschettone di un cordino posizionato e bloccato su uno spuntone con un barcaiolo: la mia tensione si allenta... Claudio raggiunge finalmente un ottimo spuntone ed entrambi di comune accordo decidiamo di calarci e rimandare il nostro progetto.

La settimana successiva rieccoci pronti per il Sassolungo: il mio tempo a disposizione però è poco, quindi il giovedì sera dopo un mio corso di arrampicata che termina alle 20,30 parto subito alla volta di Peschiera dove ho appuntamento con Claudio alle 22,30. Prepariamo gli zaini e alle 02,30 siamo al passo Sella dove dopo solo un paio di ore di riposo in macchina ci buttiamo lo zaino in spalle. I primi tiri li facciamo con il buio e le prime luci dell'alba ci illuminano quando entriamo nell'anfiteatro alla base del tiro abbandonato la volta precedente.

Ora le cose vanno meglio, la montagna tace: niente vento e con un tiro di 60 metri secchi Claudio si guadagna l'ingresso all'inesplorata parte superiore. I prossimi 200 metri se ne vanno veloci in conserva; siamo alla base del nero diedro/camino. Altro duro lavoro di Claudio che con un tiro unico di 75 metri si porta fuori dalle difficoltà e dopo un camino intasato di neve ci sleghiamo per percorrere il canale superiore che porta alla sella pochi metri sotto la cima del pilastro Paolina.

Abbiamo ancora 45 minuti di luce, ne sprechiamo alcuni preziosi per trovare la prima calata, siamo nel diedro della via Fernandina, sono già sceso due volte in doppia da qua, una volta dopo aver salito in solitaria "L'ultimo dei Balkani" e un'altra dopo "Passione Maniacale"; ma entrambe le volte era estate; nella zona intermedia il terreno diventa meno ripido, il buio e la neve mi impediscono di trovare gli ancoraggi. Continuo a scendere attrezzando le soste su ottimi spuntoni, solo una volta devo piantare due discreti chiodi, poi con un paio di Abalakof arriviamo finalmente a terra.

Il meteo splendido che ci ha accompagnato per tutta la giornata di colpo cambia, un violentissimo vento comincia a soffiare e a sferzarci, vengo buttato a terra un paio di volte dalle raffiche, le ciaspole quasi se ne volano via, ho bisogno di bere e mangiare ma il sig. Eolo me lo impedisce, quindi mi incammino al chiaro della frontale e stavolta il vento è a favore !

Relazione 

Via The extension

Apertura: Parolari Roberto Migliorini Claudio il 06/12/2013

Sviluppo: 690 m

Difficoltà max: WI 5+, M6+, V

Importante nota: dalle informazioni raccolte la parte bassa della goulotte di  ghiaccio, pur non essendo relazionata in alcuna guida, è sempre stata salita nel periodo invernale, qualcuno si è già spinto fino alla grande cengia, percorrendo il tiro che parte dal grande anfiteatro mantenendosi sulla destra della colata, che se formata completamente rende più “facile” la salita,  Dalla cengia e fino alla fine del Pilastro non si dovrebbe essere mai avventurato nessuno prima di noi lungo questa linea. In caso contrario saremo felici di smentirci. Per una ripetizione calcolare 10 ore (prima salita).

Avvicinamento: dal rifugio Passo Sella, attraverso la città dei Sassi seguire la pista da sci che porta al rifugio Comici. Quando si incontra la prima stazione di arrivo di una  seggiovia,  poco dopo la pista continua in discesa, qui abbandonare la pista e prendere a sx il sentiero estivo che si mantiene più alto e vicino alla parete. Poco prima della direttiva  del Pilastro Paolina risalire un dosso che in diagonale porta all’ evidente colata posta alla sua sx (ore 1).

Discesa: in doppia lungo la via Fernarndina (parte superiore) e la via l'ultimo dei Balkani (parte inferiore). Dalla selletta mettendosi con la schiena al canale nevoso appena salito risalire le roccette a sx per andare a prendere la prima  doppia su clessidra, seguire poi le varie calate nel diedro. Il terreno poi si apre appoggiandosi,  qui reperire le doppie dell'ultimo dei Balkani diventa più difficile (probabilmente coperte dalla neve). Noi dopo le prime tre doppie della via Fernandina, non trovando quelle successive, siamo scesi  attrezzando varie calate (sempre lunghe tra i 50/60 metri) con  cordoni su ottimi spuntoni, una su chiodi da roccia, e un paio su Abalakof (prevedere materiale da abbandono).

Materiale:  2 corde da 60 metri, 8 viti da ghiaccio medio/corte, serie di friend fino al 3 camelot compresa la serie micro, scelta di chiodi da roccia, cordini per le clessidre, nut.

Dettaglio tiri

lunghezza – difficoltà

Materiale sul tiro

 

Materiale in sosta

Note

1° tiro

60m

ghiaccio

80°/75°

//

//

Salire l'evidente colata, attaccandola a dx con un iniziale passaggino di misto che con uno spostamento a sx porta sotto il primo muro di ghiaccio. Proseguire fino a fine corda. Sosta su ghiaccio

2° tiro

55m

ghiaccio

80°/70°

//

eventuale clessidra con Kevlar

Continuare per la colata e fare sosta prima che questa si impenni  nuovamente. Sosta su ghiaccio (c'è una sosta scomoda su roccia a sx con un Kevlar doppio in una clessidra).

3° tiro

60m

ghiaccio

80°/85°

//

2 chiodi

Continuare diritti per la goulotte, all'ultimo muretto dopo una cengia nevosa spostarsi a dx e andare a sostare sulla dx all'ingresso del grande anfiteatro. Sosta su roccia 

4° tiro

20m

neve a 40°

//

//

(soluzione da noi seguita) Dalla sosta su roccia spostarsi alla base del tiro successivo a fine nevaietto. Sosta su ghiaccio a sx

5° tiro

60m

M6+

ghiaccio 90°/85°

eventuali chiodi di sosta intermedia

//

Risalire i primi metri su ghiaccio sottile fino ad una cengietta (possibile sosta non molto buona su chiodi in loco) e da qui attaccare le rocce a sx (qualcuno è anche poi salito a dx più facile) per raggiungere il ghiaccio nel punto migliore. Sosta su roccia

6°/7°/8° tiro

200m

ghiaccio 70°/60°

neve 40°/50°

//

//

Seguire la bella goulotte, che poi su terreno via via piu facile supera brevi saltini fino a raggiungere la base della goulotte che porta al  nero diedro/camino posto alla sx del pilastro. Sosta su ghiaccio.

9° tiro

20m

M3+

//

//

(durante l'apertura abbiamo salito in un tiro unico il 9° e il 10° tiro ma conviene spezzare i due tiri) risalire la goulotte obliqua a dx fin sotto il nero diedro/camino. Sosta su roccia 

10° tiro

55m

M5+

5+

//

1 chiodo

Salire il camino fino al suo termine; uscire a dx su crestina nevosa, superare un breve diedrino che porta ad un terrazzino alla base di un canale nevoso che subito si trasforma nuovamente in camino. Sosta su roccia (lasciato un chiodo)

11° tiro

60m

M4+

neve 50°

//

//

Risalire il canale/camino, proseguire ora su terreno più facile fino a raggiungere le rocce soprastanti all'inizio del largo canale nevoso. Sosta su roccia.

12°/13°

tiro

100m

neve

45°/50°

//

//

Salire l’ evidente canale nevoso (interrotto da un ripido salto) fino alla selletta a sx del pilastro Paolina. Neve a 45°/50° 100m circa. (percorsi slegati.) Dalla selletta brevemente in cima.

Download allegati: 

Relazione Sassolungo pilastro Paolina via The extension

Itinerario Sassolungo pilastro Paolina via The extension

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