Ghiaccio

Cima Plem Anima Bianca

Gruppo Adamello, cima Plem parete est via nuova "Anima Bianca"

Sono diversi anni che penso più volte di fare la bella e completa  gita di sci alpinismo al Corno del Baitone. Si tratta di un bell'itinerario che con partenza da malga Caldea (m 1.590) ci fa affrontare circa 1.400 m con gli sci e altri 300  su neve e terreno misto per terminare a 3.331 m. Finalmente con l'amico Tita riusciamo ad accordarci e passando in vista di cima Plem notiamo le evidenti colate di ghiaccio che rigano la parete est...

 

Bellissima linea dico io, quando è che veniamo a salirla? Purtroppo Tita la settimana successiva è impegnato, e siccome il caldo incalza, mi dirigo alla volta della Plem con Daniele Frialdi. Siamo molto carichi, abbiamo sulle spalle il materiale d'arrampicata, e non sapendo bene dove dormiremo, oltre alll'attrezzatura da bivacco ci portiamo anche la tenda. Saliamo nel pomeriggio, la neve dopo essersi scaldata per tutta la giornata è marcia. Daniele opta per gli sci a spalle cercando di passare per le zone prive di neve, io invece imperterrito proseguo sci ai piedi: il risultato per entrambi è di sprofondare e arrancare  fino alla diga del Pantano.

Qui con grande cordialità siamo ospitati da Giacomo, il custode della diga, che ci invita a cenare con lui e ci evita la nostra solita minestra in busta. Durante la cena scopro che è stato molto amico di mio papà e mangiando discorro con emozione e piacere di quando lui era ancora tra noi....Quindi dopo questa inaspettata serata abbiamo anche due materassi in una stanza calda dove riposare. La notte è serena e fredda, la mattina di buon ora partiamo senza gli sci.

La neve è dura e scricchiola sotto gli scarponi, in un'ora e mezza arriviamo alla base della parete ancora buia ma notiamo con disappunto che  la colata vista la settimana precedente si è ritirata di circa 5 metri lasciando scoperto il liscio granito solcato da esili fessure che accettano solo fini chiodi. A malincuore sono obbligato a fare artificiale, mi scaldo subito con il lavoro di chiodatura e  5 buoni chiodi mi portano finalmente  a piantare le picche nello spugnoso e morbido ghiaccio, perfetto per arrampicare ma che rende le viti inutili; riuscirò a piazzarne solo una lungo tutto il tiro e che sarà anche l'unica di tutta la via ...

Il tiro successivo impegna subito Daniele con del misto su fini croste scollate, a circa metà del tiro si potrebbe andare sia a dx che a sx, Daniele sceglie la dx ma poco dopo l'esile crosta si stacca improvvisamente dalla roccia facendolo scivolare per un paio di metri; incredibilmente le picozze si ancorano di nuovo al ghiaccio togliendomi per un attimo il respiro: la via ora è obbligata a sinistra....  Altro tiro verticale ma la crosta è sempre peggio, a tratti è interrotta e dove c'è si presenta estremamente pericolante, scelgo senza la minima esitazione la parete articolata  a destra del diedro, che, con una bella arrampicata, mi porta al nevaio superiore, dove con un deciso traverso di Daniele ci immergiamo in piena parete.

La parte alta non è più così evidente, dalle fotografie avevamo individuato un bel diedro ghiacciato, ma sopra le nostre teste la parete si apre a ventaglio, mostrandosi con un dedalo variegato di pendii nevosi, terreno misto e goulotte sparse un pò dappertutto; vado a dx puntando a quello che credo il nostro diedro, sosto fuori dalla verticale per evitarmi le successive cadute di ghiaccio in testa; un altro difficile tiro con il passo chiave malamente protetto ci porta decisamente troppo a destra rispetto a quello che pensavamo, facendoci rendere conto che il diedro della fotografia non è più raggiungibile, se non con un traverso poco sensato. Proseguiamo allora ancora a destra e un simpatico tiro ci porta sul filo della cresta dove decidiamo di far terminare la nostra via. Con una serie di doppie nel canale sottostante, una risalita nella neve marcia fino al ginocchio e altre due calate posiamo finalmente i ramponi a fianco agli zaini.

Il giorno successivo ci giunge notizia che mentre noi arrampicavamo, altre cordate  erano impegnate sulla vicina nord dell'Adamello e hanno dovuto rinunciare a causa delle scariche dall'alto e per una grossa cornice che esposta già al primo sole del mattino  minacciava la bella "Hello Woman" di Andrea Mutti. La nostra salita è andata decisamente meglio, si è dimostrata interessante e nonostante l'esposizione a est è risultata in discrete condizioni.

Ora  nostra "anima bianca" può lasciare spazio all'arrivo incalzante dell'estate...

via: Anima Bianca

ApritoriParolari Roberto e Frialdi Daniele

Aperta il: 20/05/2011

Sviluppo:m 380

Difficoltà:WI 4+, M6, IV+ roccia,  III

Materiale necessario: qualche vite da ghiaccio, una serie di  friend fino a 3 Camelot (anche micro), una serie di nuts, una buona scelta di chiodi da roccia.

Avvicinamentoda Temù (valle Camonica) salire in macchina per la val d'Avio fino a malga Caldea. Proseguire a piedi per i laghi d'Avio, superare tutti e tre i laghi, dirigersi in direzione del lago del Pantano passando a dx del muro della diga. Costeggiare il lago sulla dx e verso la fine risalire un ripido canalone di neve fino a raggiungere la base della parete est.

Discesa:le doppie sono attrezzate nel canale nord. Raggiunta la sosta 7 ci sono 4 doppie di circa 50 m attrezzate con due chiodi e cordino sul lato sx (faccia a monte) e altre due a dx. Alla fine dell'ultima doppia, si sale a sx (sempre faccia a monte) un canale di neve di circa 150 m che porta a un colletto, da quì con una doppia di 50 m (1 chiodo con cordino) e un altra di 45 m (2 chiodi con cordino) si raggiunge la base della parete

Relazione

1° tiro

5 m A1 poi ghiaccio a 75°/80°   40 m: partire sotto uno strapiombino e seguendo delle sottile fessurine progredire in artificiale 5 m  (arrampicabile anche in libera, ma proteggibile solo con chiodi) fino a raggiungere il ghiaccio,che con pendenza a 75° e un rigonfiamento più ripido porta sotto un muro verticale.Sosta su roccia da attrezzare

2° tiro

Ghiaccio 85° e M5  55 m: proseguire diritti seguendo il sottile ghiaccio (croste), dopo circa 10 m la colata si divede in due, traversare un paio di metri a sx e proseguire diritti fino ad andare a sostare in prossimità di un diedrino. Sosta su roccia da attrezzare in prossimità di un diedrino.

3° tiro

IV su roccia poi pendio nevoso a 40°/45°  60 m: abbandonare la colata (troppo esile) e seguire a dx del diedro l'articolata parete con bella roccia fino a uscire su neve, traversare a sx 6/7 m fino a una placca rocciosa dove si sosta. Sosta su roccia da attrezzare.

4° tiro

Pendio nevoso a 50° poi breve tratto su roccia di IV° 60 m: traversare a sx su neve e alzarsi gradualmente puntando a una zona rocciosa, alzarsi verticalmente tenendo la roccia a sx e sostare nei pressi di un diedrino. Sosta su roccia da attrezzare.

5° tiro

Pendio nevoso a 55°/65°  m 55: traversare a sx per aggirare la prima zona rocciosa (si può salire anche diritti), obliquare a dx e passare sotto una zona rocciosa verticale, risalire poi il pendio nevoso puntando a un canalino che si stringe fino a diventare goulotte e poi diedro verticale, sostare all'inizio e  a dx del canalino. Sosta su roccia da attrezzare.

6° tiro

Ghiaccio a 60°/75°  M6   m 50: salire nel canalino che gradualmente si impenna fino ad entrare nel diedro che con arrampicata tecnica porta a un difficile (e poco proteggibile) strapiombino con neve, superarlo e spostarsi a sx, fino ad uscire dal difficile tratto e sostare a sx su roccia. Sosta su roccia da attrezzare.

7° tiro

Pendio nevoso a 55°/65° IV° su roccia   m 60: traversare leggermente a dx e infilarsi tra due zone rocciose, salire obliquando a dx, passare tra roccette affioranti e sempre in obliquo a dx puntare a una goulottina che si esaurisce dentro a un diedrino appena a sx del filo della cresta rocciosa, uscire e sostare su un terrazzino comodo. Sosta su roccia (2 chiodi con cordino)

Download allegati: 

Relazione.pdf

Schizzo.pdf

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