Ghiaccio

Riflessioni a cogne

La chimica della paura

Chissà quante volte abbiano sentito nominare il termine "adrenalina", nella descrizione di circostanze o eventi che provocano forti emozioni. Qualcuno l'avrà sentita scorrere nelle vene e improvvisamente si è sentito pieno di energia, come se una scarica elettrica attraversasse improvvisamente il corpo.

Ma cos’è l’adrenalina, dove viene prodotta e con quale scopo?

L’adrenalina, o epinefrina, è un ormone (ma è anche un neurotrasmettitore) prodotto principalmente dal surrene, una ghiandola che si trova al di sopra del rene. Una volta secreta e rilasciata in circolo, l’adrenalina accelera la frequenza cardiaca, dilata il calibro dei vasi muscolari, le vie aeree bronchiali ed esalta la prestazione fisica; sostanzialmente, quindi, l’adrenalina migliora la reattività dell’organismo.

La liberazione di adrenalina è legata alla percezione di stimoli come minaccia fisica, paura, eccitazione, forti rumori, luce intensa; tutti questi “input” provocano, una risposta del sistema nervoso simpatico, che ha come effetto quello di aumentare il rilascio di adrenalina da parte della ghiandola surrenale. Una volta rilasciata, questa sostanza produce un effetto sistemico influenzando l’attività di quasi tutti i tessuti dell’organismo. Per espletare i suoi effetti biologici, l’adrenalina deve interagire con specifici recettori, i cosiddetti recettori adrenergici, a cui si lega innescando, come una chiave che apre le giuste serrature, una serie di processi metabolici che preparano il nostro corpo alla fuga o al combattimento.

L’adrenalina sostiene l’attività metabolica dell’organismo facilitando il rilascio di glucosio ed acidi grassi, ovvero il “carburante” per soddisfare le richieste energetiche del nostro corpo (aumento della glicemia e degli acidi grassi liberi). Tra le altre azioni dell’adrenalina c’è anche l’aumento della frequenza cardiaca e di quella respiratoria, la dilatazione delle pupille (importante in situazioni in cui è necessario vedere con poca luce); il rilassamento dei muscoli nei bronchioli, in modo da migliorare la fornitura di aria agli alveoli polmonari; aumento della pressione arteriosa, che si realizza tramite vasocostrizione e vasodilatazione selettiva, utile a ridurre l’apporto sanguigno a certi tessuti, come quello cutaneo, per aumentarlo, invece, soprattutto a livello muscolare, in modo da permettere un affaticamento più tardivo.

Ed ora passiamo ai fatti di Cogne.

Lunedì 24 febbraio partiamo da Brescia con direzione Valeille; ci fermiamo sotto Hard Ice on the rock, vediamo una persona che arriva in sosta e subito si cala, poi insieme ad altri tre abbandonano la salita. La cosa ci pare un pò strana ma senza pensarci troppo visto che loro scendono possiamo approfittarne: il campo è sgombro. Ci avviamo sul pendio ma pochi minuti dopo un altro climber compare sulla candela ! Azz... come non detto proseguiamo allora verso Stella Artice. Vediamo una cordata sul secondo tiro e altre più in alto, non mi piace avere gente sopra la testa e quindi decidiamo di attaccare la cascata a destra fuori dal tiro di chi stà arrampicando, è un pò più difficile ma la scelta è azzeccata, una poco simpatica scarica di ghiaccio e neve cade proprio alla base  dove pensavamo inizialmente di salire.... Si procede bene e velocemente arriviamo all'ultimo tiro, che ormai al sole si è preso una bella scaldata, scendendo in doppia trovo una spaccatura sul secondo tiro che in salita non c'era !

Di ritorno passiamo sotto Pattinaggio Artistico per vedere come è messa la partenza diretta, un crollo di ghiaccio è disseminato sul pendio, una netto taglio marca la candela di sinistra e una cascata di acqua sgorga dalla ferita, osserviamo la linea centrale ma bisognerebbe salire sulla candela sospesa per parecchi metri, quindi valutiamo più sicuro provare la linea di destra, si deve stare per poco sotto la candela, ma poi si è protetti sotto lo strapiombo e le frange si evitano a destra. La sera mangiando una pizza al Bar Licone leggeremo sul libro che l'attacco diretto di sx è stato salito con una profonda spaccatura....

La mattina siamo presto all'attacco, il gelo notturno a paralizzato tutto (meno 12 gradi al parcheggio) e la salita di Pattinaggio artistico procede senza problemi, scendiamo in doppia evitando l'ultima calata per non stare sotto le frange e per vedere l'ultima parte della discesa che non conosco. Ora è la volta di Hard Ice on the rock; saliamo veloci una decina di metri slegati per portarci a dx in una grottina dove siamo riparati da qualsiasi cosa potrebbe cadere dall'alto, il primo tiro non è difficile e molto lavorato dai frequenti passaggi e velocemente arrivo sotto la maestosa candela, è veramente grossa e Stefano dice che gli fà paura, io gli dico che è ben saldata a terra e quindi parto per il tiro. Con bellissima arrampicata arrivo verso la fine e qui la sorpresa: una grossa spaccatura di circa 20 cm di altezza attraversa per un paio di metri la candela, un sottile strato di ghiaccio trasparente  la tiene insieme, sotto l'acqua scorre in quantità elevata e il rumore dello scroscio rende ancora più delicata la situazione. Valuto che forse la cosa migliore è salire nel modo più delicato possibile piuttosto che appendersi per essere calato. So che potrebbe collassare senza avvertimento (mi è già successo una volta) ma mi distacco completamente da questo pensiero, salgo solo agganciando la picozza senza mai batterla, ho chiodato un paio di metri sotto la spaccatura e arrivo quasi in sosta senza più chiodare, ma il problema non è la parte superiore, è tutto quello che c'è sotto che potrebbe crollare con i chiodi inseriti... 

Avverto Stefano che una volta arrivato in sosta mi sarei calato, lui non obbietta mi dice solo di aver capito. Durante la calata recupero i chiodi e all'improvviso un secco "crack" mi terrorizza.

Quanto sotto è la descrizione tradotta in parole comprensibili dal nostro futuro Dottore e pediatra Stefano Ghirardelli di quello che succede al nostro organismo in questa fase.

.... E arriva la nostra amica adrenalina. In realtà lei c'è sempre stata ma dopo poco il CRACK ci accorgiamo della sua presenza. Un suono è stato percepito dal sistema uditivo  che lo ha portato nel  cervello elaborando questa percezione e associandola al ghiaccio della candela, in parole povere è scattato un allarme rosso. A questo punto il cervello fa il suo dovere e dice alla midollare del surrene di lasciar scappar fuori l'adrenalina, che qui viene prodotta in gran quantità. La nostra amica epinefrina (nome molto meno confidenziale) fa una scampagnata nelle  vene e nelle arterie andando a dire a tutti i tessuti che la situazione non è delle migliori. In realtà non proprio a tutti, lo dice solo a quelli che hanno orecchie per intendere, per la precisione ai recettori per l'adrenalina. Il cuore inizia a batter a una frequenza maggiore e con forza maggiore si riempie maggiormente di sangue; le piccole arterie alla periferia invece si stringono perchè in queste situazioni non è utile avere la faccia rossa e le mani calde; infatti il mio volto è bianchiccio. Lo stomaco e tutto quello che serve per digerire si chiamano in disparte dato che questa azione  in una condizione di emergenza non  interessa a nessuno. I bronchi e i bronchioli invece si dilatano migliorando il transito di aria; arrampicare in apnea non è una bella pensata. Questi sono solo alcuni degli effetti di questo utile neuro-ormone scoperto dal paffuto chimico giapponese Jokichi Takamine agli inizi del '900.

Io la chiamo semplicemente paura!

La scarica mi attraversa il corpo come un treno in corsa, il cuore parte ai duecento all'ora, il respiro è profondo come se avessi appena fatto una corsa in salita, mi viene da ingoiare ma la gola è secca; recupero un altro chiodo e un altro rumore secco mi fà sobbalzare, il cuore è impazzito, il respiro continua ad aumentare, mi sembra di fare iperventilazione, il mio corpo si prepara alla fuga, non al combattimento! La fuga però è ordinata e composta, raggiungo Stefano che mi confessa che avrebbe voluto dirmi di scendere senza recuperare l'attrezzatura; facciamo velocemente l'ultima doppia fino a terra.

Ci vorranno ancora diversi minuti per riportare la mia respirazione e la frequenza cardiaca a un livello normale.... 

Download allegati: 

Hard Ice on the rock

Pattinaggio Artistico

Stella Artice



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